Amici di Nerva
Una breve storia del quartiere

 

L'imperatore Nerva

La zona di cui ci occupiamo era nota come i granai di Nerva, qui infatti i romani, sotto l'omonimo imperatore (96-98 d.C.), stoccavano il grano. Nella zona sorgevano molte ville di campagna. Nel corso dei secoli la zona ha mantenuto la sua vocazione agricola e qui sono sorti moltissimi casali, che oggi sono stati tutti distrutti. A partire dagli anni settanta la zona ha cominciato a mutare aspetto, l'ultimo casale presente all'altezza di via Bacigalupo è stato demolito in quegli anni e con esso distrutti importanti reperti archeologici. La distruzione è continuata con la costruzione nel '92 del centro commerciale "I Granai", la strada romana che collegava la zona con la via ardeatina è andata completamente perduta. Intorno al centro commerciale, come funghi, sono nate sedi di banche e uffici che hanno fatto aumentare sensibilmente il traffico. La via Baldovinetti, un tempo caratterizzata da negozi di vario genere, si è trasformata in una city, si possono contare all'incirca sette banche solo su di essa e altre sette su via Paolo di Dono (la sua prosecuzione). Alla fine di via Baldovinetti troviamo 2 grossi edifici di sette piani adibiti ad uffici, in parte sfitti e in via di ristrutturazione. Una vera e propria città di uffici si sviluppa sull'area che va da via Paolo di Dono a via del Serafico, vi si trovano 6 edifici enormi ad otto piani. Altri uffici si trovano su via del Serafico, a tre o quattro piani, ed un altro enorme, a otto piani ancora vuoto, su via del Tintoretto all'altezza di largo Bacigalupo. Nel quartiere, abitato in prevalenza da coppie giovani con bambini piccoli abbiamo una scuola media, tre elementari e tre materne. Spazi verdi attrezzati solo due, uno semi fatiscente ed un altro, nuovo, alla fine di via del Tintoretto, subito a ridosso della via Laurentina. Qui non solo i bambini respirano smog, visto che le due strade sono sempre trafficate, ma hanno a disposizione solo alberelli striminziti e le uniche due altalene presenti sono sempre al sole. Al di sotto di via Ballarin c'era un'altra zona verde, percorsa dal fosso delle tre fontane, un'oasi rara a Roma, ora ridotta ad un piccolo fazzoletto di terra perché case ed uffici hanno invaso anche questo luogo. Dalla metà degli anni '80 l'INPDAP ha realizzato quattro grossi nuclei di abitazioni dalla caratteristica forma circolare dove oggi vivono circa 1000 famiglie. A ridosso di queste abitazioni l'INPDAP ha costruito i suoi uffici, ospitati in due edifici, uno dei quali, a 8 piani, e un vero e proprio colosso. Tra gli uffici è nata anche una chiesa dedicata a S. Jose Maria Escrivà . Durante la costruzione di uno dei due uffici IINPDAP, nel '97, si è individuata una costruzione romana che è stata interrata e chiusa in un'area oggi divenuta un boschetto. Sotto l'area dove è sorto l'edificio esistevano però altri reperti perché nella terra di riporto scaricata nei terreni circostanti, all'epoca ancora appartenenti all'ente, sono stati rinvenuti frammenti di anfore e basoli , segno di una devastazione incontrollata. Oggi lungo la strada che si snoda tra questi edifici, via Grezar,rimangono tre lembi di terra, che potrebbero essere definiti spartitraffico,fino a poco tempo fa di proprietà dell'INPDAP. Qui l'INPDAP prevedeva la costruzione di un centro commerciale e supermercato a due piani, progetto mai realizzato fino ad oggi. Ora abbiamo saputo che l'ente ha venduto questi terreni sui quali, come cita il cartello del cantiere, dovrebbero sorgere edifici commerciali ed uffici. Ancora uffici e edifici commerciali. Gli scavi archeologici intrapresi, come vuole la prassi, hanno però nuovamente portato alla luce resti archeologici, tra i quali si parla di una tomba con una strada che la metterebbe direttamente in contatto con la l'edificio romano ancora sepolto. Il progetto si riferisce alla concessione 110 del 7/02/07, protocollo 8571. Risulta proprietaria del sito la Fabbrica Immobiliare Soc. di Gestione del Risparmio S.p.A. L'architetto risulta essere il dott. Fabrizio Leone. Alla luce di quanto esposto ci sembra superfluo affermare che il quartiere è saturo di uffici e centri commerciali, abbiamo anche tre grossi supermercati, una GS. un Pewex e un Panorama dentro i Granai. Mancano invece spazi verdi attrezzati per i bambini, ma soprattutto manca il rispetto della nostra storia, è vero che Roma è tutta un grosso sito archeologico ma non si vede perché questo pezzo di storia debba scomparire del tutto. Rispettiamo almeno il sito in via Grezar che, portato alla luce, studiato ed inserito in uno spazio verde potrebbe servire sia come area verde sia come riqualificazione di un quartiere che è ormai sempre più simile ad un dormitorio.

 

Aurora Russo